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Scrive Marina Maghetti, mia carissima amica, poetessa e filosofa: «Nel cuore del percorso espositivo intitolato “Divinazione”, Allegra Hicks ci invita a varcare soglie invisibili, a entrare in stanze interiori dove materia e spirito si incontrano, si osservano, si riconoscono. Le sue opere non sono semplici oggetti estetici: sono portali, organismi simbolici sospesi tra finito e infinito, carichi di una sacralità intima e potente. In esse si percepisce la tensione costante tra l’umano e l’oltreumano, come in una preghiera vivente sussurrata dal tessuto stesso della forma».

 

Castello Aragonese. Forse mi ripeto, e che fa. Ne vale la pena. Il Mediterraneo è qui. Non allontanatevi troppo. Si va. Ecco lo spartiacque, gli scogli, il pontile, e il ponticello sospirante sulla corrente. L’isola che c’è, il tunnel, l’ascensore, la pancia della fortezza, la brace e il vulcano. I giardini interiori e i gradoni, portali, volte e androni; altre scale, capperi e lentischi, fossili, un faro, graffiti, candori e misteri.

 

Le variazioni sul tema sono infinite. Farine e nuvole; semole, panetti e grammi; lieviti madri e padri, e lievitazioni lunghe o farlocche; paste cresciute o screscitate; forni, a legna, a gas, elettrici; e poi, leggerezza, umidità ed elasticità; pioggia, sale e sole…

 

di Annalucia Scotto Di Clemente

«Per un attimo mi sembrava che il tempo non fosse mai passato». Con questa frase apparentemente semplice ma in realtà intrisa di significato intenso, Alessandro Buono ha dato inizio alla serata evento tenutasi alla Distillerie Aragonesi, nel cuore di Ischia Ponte. Una serata che ha rappresentato molto più di un semplice evento: è stato un sentito omaggio che Alessandro Buono e sua moglie Anna Buono hanno dedicato con singolare passione a Gerone I di Siracusa.

 

Stavolta sembro fuori contesto. Apparentemente. Recupero una «cosa» di qualche anno fa perché l’ultimo dei due protagonisti di questa storia se n’è andato in questo novembre del Venti Venti per colpa dell’amore per la sua gente: don Angelo Iacono, sacerdote. Ha raggiunto la sorella Pierina,neppure troppo tempo dopo di lei. Con loro questa storia è finita. Oppure no? Per ora ve la ripropongo nel modo in cui la raccontai. Con dedica.

 

Il lampo del titolo è un’illuminazione, legata a un riflesso speciale, quello arcobalenico della lampuga che si batte sotto la barca prima di mollare e lasciarsi tirare su: è un flash scenografico che si fa flashback e gioco di parole. Come piace a me.

 

Ueee, cos’è questo, miele? Sì, miele. Ma questo è un po’ diverso: è libero, è selvatico. Ed è proporzionale. Ma come? Te lo spiego: è proporzionale al paesaggio che lo contiene. Meno bellezza vedi in giro, meno miele avrai… Fatti un po’ di calcoli, fai pure una ideale circumnavigazione.

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